Cosa è successo, in pratica
Si chiama attivazione non richiesta: un fornitore ha avviato il passaggio della tua utenza senza che tu abbia dato un consenso valido. Capita più spesso di quanto si immagini, ed è il motivo per cui esistono procedure specifiche di tutela.
Nella pratica quasi sempre nasce da una telefonata. Qualcuno ti ha chiamato presentandosi in modo ambiguo, magari come incaricato del tuo fornitore attuale o di un ente, parlando di un aggiornamento, di un ricalcolo o di un adeguamento tariffario. In quella conversazione, a un certo punto, hai risposto di sì a qualcosa. Quel sì, se registrato, viene usato come prova di consenso contrattuale.
Altre volte nasce da una firma raccolta sulla porta di casa su un modulo presentato come una semplice verifica dei dati.
Le prime tre cose da fare, in quest'ordine
L'ordine conta, perché ogni passaggio produce la prova che serve al successivo.
- Primo: raccogli le date. Quando è arrivata la prima bolletta del fornitore sconosciuto, da quale data decorre la fornitura, e se ricordi una telefonata o una visita, quando è avvenuta. La data di decorrenza è quella che determina i tuoi margini di manovra.
- Secondo: chiedi per iscritto al nuovo fornitore copia del contratto e della registrazione vocale su cui si basa. È una richiesta legittima e il fatto stesso di formularla per iscritto è importante, perché fissa una data. Usa email o PEC, mai il telefono.
- Terzo: presenta un reclamo scritto al fornitore, contestando esplicitamente di non aver mai prestato consenso. Anche qui: per iscritto, con copia conservata.
Se sono passati meno di quattordici giorni
Se il contratto è stato concluso a distanza, quindi per telefono o online, oppure fuori dai locali commerciali, quindi sulla porta di casa o in un banchetto, hai quattordici giorni di diritto di ripensamento dalla conclusione del contratto.
In quella finestra puoi recedere senza dover dare spiegazioni e senza costi. È la via più rapida e pulita: comunicalo per iscritto al fornitore, conservando la prova di invio.
Il conto dei giorni parte dalla conclusione del contratto, non da quando te ne sei accorto. Per questo la prima cosa da fare è recuperare le date.
Se il termine è passato
Non sei senza strumenti. Il punto giuridico resta lo stesso: se non c'è un consenso valido, il contratto non è validamente concluso, e la contestazione si fonda su quello, non sul ripensamento.
Il percorso è: reclamo scritto al fornitore, e se la risposta non arriva nei termini o non è soddisfacente, ci si rivolge allo Sportello per il consumatore energia e ambiente, che è il canale istituzionale per questo tipo di controversie. Esiste poi il Servizio Conciliazione, una procedura gratuita di risoluzione della controversia prima di andare in giudizio.
Anche le associazioni dei consumatori seguono abitualmente queste pratiche e possono presentare il reclamo per tuo conto.
Le bollette intanto le pago?
È la domanda che mi fanno tutti, e la risposta onesta è che dipende, quindi vale la pena farsela dire da chi segue la pratica.
Da un lato, contestare non sospende automaticamente il pagamento e il mancato pagamento può innescare procedure di sollecito. Dall'altro, pagare senza riserve può essere letto come accettazione. La via che di solito si segue è pagare con riserva, mettendolo per iscritto, oppure pagare la sola parte non contestata.
Quello che è sicuro è che non devi restare senza luce o gas: la fornitura fisica non si interrompe durante una contestazione di questo tipo, perché la rete è del distributore e non del venditore.
Come non ricascarci
Non ci sono trucchi, solo un paio di abitudini che funzionano.
Al telefono non confermare mai nulla, nemmeno i tuoi dati anagrafici, a chi ti ha chiamato. Un fornitore vero non ha bisogno che tu gli confermi il codice POD, ce l'ha già. Se ti dicono che sono del tuo fornitore attuale, riattacca e richiama tu il numero ufficiale.
Sulla porta non firmare niente sul momento, nemmeno moduli presentati come verifiche o censimenti. Chiedi che ti lascino la documentazione e prenditi il tempo di leggerla.
E tieni un posto dove segni la data di attivazione e la scadenza del tuo contratto: la maggior parte dei problemi nasce dal non sapere quando scade cosa.
Domande frequenti
Cos'è esattamente un'attivazione non richiesta?
È l'attivazione di una fornitura di luce o gas con un venditore a cui il cliente non ha dato un consenso valido. È una fattispecie riconosciuta dalla regolazione di settore, proprio perché abbastanza diffusa da richiedere procedure di tutela dedicate.
Ho detto sì al telefono senza capire: vale come firma?
Dipende da come si è svolta la conversazione, ed è esattamente il motivo per cui devi chiedere la registrazione. Un consenso è valido se il cliente è stato informato in modo chiaro di stare concludendo un contratto con un fornitore diverso. Se la telefonata era costruita per farti credere che si trattasse di un aggiornamento del contratto esistente, quel consenso è contestabile.
Posso tornare al fornitore che avevo prima?
Sì. Il rientro dal fornitore precedente è sempre possibile e non ci sono penali. Va però tenuto distinto dalla contestazione: tornare indietro risolve la situazione da qui in avanti, ma non chiude da solo la questione delle bollette già emesse, che va contestata a parte.
Quanto tempo ci vuole per risolvere?
Molto variabile: qualche settimana se il fornitore riconosce l'errore dopo il reclamo, diversi mesi se si arriva alla conciliazione. Per questo la cosa che fa più differenza è la rapidità delle prime mosse, e soprattutto mettere tutto per iscritto fin dall'inizio.
Mi conviene rivolgermi a un avvocato?
Nella grande maggioranza dei casi no, almeno all'inizio. Il percorso reclamo, Sportello per il consumatore e Servizio Conciliazione è gratuito ed è pensato per essere seguito senza assistenza legale. Le associazioni dei consumatori offrono supporto su questo tipo di pratiche.
