La domanda giusta non è «qual è l'offerta migliore»
Quando ci si chiede se cambiare fornitore, la tentazione è aprire un comparatore e cercare l'offerta più economica in assoluto. È l'approccio sbagliato, perché parte dalla fine.
La domanda giusta è un'altra: quanto sto pagando adesso rispetto a quello che potrei pagare? Se la differenza è piccola, la risposta è già arrivata e non serve guardare nessuna offerta. Se la differenza è grande, allora vale la pena spendere tempo a scegliere bene.
Il calcolo, in tre passaggi
Ti servono due numeri presi dalla tua bolletta, entrambi nel blocco della spesa per la materia energia: il prezzo unitario in euro al kWh e la quota fissa mensile. Poi ti serve il tuo consumo annuo, che trovi nel grafico dei consumi.
- Primo: moltiplica il prezzo al kWh per il consumo annuo. È quanto spendi in un anno di sola energia.
- Secondo: moltiplica la quota fissa per dodici e somma. Questo è il totale della parte che dipende dal contratto.
- Terzo: rifai lo stesso conto con il prezzo delle migliori offerte a prezzo fisso in circolazione. La differenza fra i due risultati è il tuo guadagno annuo reale se cambi.
Come leggere il risultato
Se sei entro il 10% dalle migliori offerte, sei allineato: cambiare non ti fa guadagnare niente di apprezzabile e ti costa tempo, pratiche e il rischio di finire su un'offerta promozionale che fra un anno peggiora. Resta dove sei.
Fra il 10 e il 30% c'è margine, ma non è un'emergenza. Ha senso guardarci con calma, magari aspettando la scadenza del tuo contratto attuale.
Sopra il 30% stai lasciando sul tavolo cifre significative: su un consumo familiare medio parliamo di qualche centinaio di euro l'anno.
Sopra il 60% la questione cambia natura. Uno scostamento del genere non nasce da una scelta sbagliata ma da un contratto che quasi sempre è stato firmato al telefono, sulla porta di casa, oppure è una promozione scaduta passata automaticamente a condizioni molto peggiori. Prima di cambiare vale la pena capire com'è nato.
Le tre trappole del confronto
Ci sono tre modi classici in cui un confronto apparentemente onesto porta alla scelta sbagliata.
- Confrontare i totali invece dei prezzi unitari. Il totale dipende da quanto hai consumato in quel periodo, non da quanto è buono il contratto. Due bollette identiche possono nascondere contratti opposti.
- Guardare solo il prezzo al kWh e ignorare la quota fissa. Un'offerta con un ottimo prezzo unitario e 20 euro al mese di quota fissa può costare più di una con prezzo mediocre e quota bassa, soprattutto se consumi poco.
- Non guardare la scadenza. Molte offerte bloccano il prezzo per 12 o 24 mesi e poi passano automaticamente alle condizioni standard del fornitore, spesso molto peggiori. Un'offerta buona per un anno può diventare pessima al tredicesimo mese senza che nessuno ti avvisi.
Cosa succede concretamente se cambi
Il timore più comune è che cambiare fornitore comporti disagi. Non è così, e vale la pena dirlo chiaramente.
Il contatore resta lo stesso e nessun tecnico viene a casa tua. La rete resta quella del distributore locale, quindi la qualità della corrente o del gas è identica. Non c'è alcuna interruzione del servizio. Non devi disdire il vecchio contratto: se ne occupa il nuovo fornitore.
Per i clienti domestici nel mercato libero non ci sono penali di uscita: puoi cambiare quando vuoi, con un preavviso che nella pratica si traduce in qualche settimana. E se firmi a distanza o fuori dai locali commerciali hai quattordici giorni per ripensarci.
L'unica cosa che cambia davvero è chi ti manda la bolletta.
Quando invece non conviene proprio
Ci sono situazioni in cui la risposta onesta è «lascia stare», e te le elenco anche se dirlo non mi conviene.
Se hai un prezzo bloccato firmato in un momento favorevole e il mercato nel frattempo è salito, sei in una posizione migliore di quella che troveresti oggi. Se sei entro il 10% dalle migliori offerte, il guadagno non ripaga la pratica. Se stai per traslocare, aspetta: si fa tutto insieme.
E se hai firmato un contratto meno di quattordici giorni fa e te ne sei già pentito, il problema non è cambiare fornitore: è esercitare il diritto di ripensamento, che è un'altra cosa e ha tempi molto più stretti.
Domande frequenti
Ogni quanto ha senso cambiare fornitore?
Non esiste una cadenza fissa, ma un controllo ogni sei mesi è ragionevole, e soprattutto va fatto alla scadenza di ogni offerta a prezzo bloccato. È lì che si perde più soldi: il contratto non finisce, passa in automatico alle condizioni standard, e la bolletta cresce senza che nessuno ti avvisi.
Cambiare fornitore troppo spesso mi penalizza?
No. Non esiste nessuno storico che ti segua e nessun fornitore può rifiutarti perché hai cambiato spesso. L'unico limite pratico è che ogni cambio richiede qualche settimana, quindi cambiare ogni due mesi non ha senso operativo.
Meglio prezzo fisso o prezzo variabile?
Dipende da come sei fatto, non da cosa dice il mercato. Il fisso ti dà una bolletta prevedibile e ti protegge dai rialzi, ma non ti fa beneficiare dei cali. Il variabile segue il mercato in entrambe le direzioni. Se una bolletta imprevedibile ti crea problemi di budget, il fisso vale il piccolo sovrapprezzo.
Se cambio fornitore perdo il bonus sociale?
No. Il bonus sociale, quando spetta, segue il cliente e non il fornitore: viene applicato in bolletta da chiunque ti fornisca. Cambiare fornitore non lo fa decadere.
Devo avvisare il vecchio fornitore che me ne vado?
No. La procedura di switch la avvia il nuovo fornitore e il vecchio contratto si chiude di conseguenza. L'unica accortezza è controllare la bolletta di chiusura, che arriva qualche settimana dopo, per verificare che i conguagli siano corretti.
